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L’arbitro, un educatore in campo

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sport_calcio_italiano_arbitroSi è svolto a Parma, lunedì sera, presso l’auditorium del Carmine, l’incontro promosso dal Comune di Parma e dalla neonata Banca di Parma, incentrato sul tema arbitrale, più precisamente su:"La figura dell’Arbitro come uomo e come educatore alla cultura sportiva”.

Evento di grande importanza, che ha visto come protagonisti della serata, in primis il presidente dell’Associazione Italiana Arbitri Marcello Nicchi, ma anche personaggi di rilievo come: l’Assessore allo Sport del Comune di Parma Roberto Ghiretti, il presidente del comitato promotore della Banca di Credito Cooperativo di Parma, Alfredo Alessandrini ed il presidente della sezione Aia di Parma Fausto Avanzini. A moderare l’incontro il giornalista parmigiano Gianfranco Bellè, figlio del celebre arbitro Ferruccio Bellè a cui è stata dedicata la sezione Aia della città ducale.

A fare gli onori di casa è stato Alfredo Alessandrini, che ha presentato la serata ed ha dichiarato: “Quando si organizzano manifestazioni come questa, c’è sempre lo spirito giusto, l’arbitro in campo deve superare gli individualismi ed i personalismi, ciò andrebbe fatto da tutti nella società. L’arbitro è un esempio quindi, per migliorare la collettività”.

L’assessore Roberto Ghiretti ha poi continuato: “Siamo in un posto austero e moderno, proprio come un arbitro. L’arbitro è una persona che si dà con generosità fornendo un servizio con i suoi pregi ed i suoi difetti. La società in cui viviamo spesso esaspera momenti di festa come lo sport – continua l’amministratore – ma il vero problema è il rapporto genitori-figli, un legame spesso morboso che porta le speranze dei genitori a sfociare in una vera e propria violenza nervosa e psicologica che danneggia lo sport.”

Poi ha preso la parola il presidente Nicchi, dopo i saluti ed i ringraziamenti di rito, ha suddiviso la sua relazione in due “filoni”, il primo esplicativo con una presentazione sull’Aia, il secondo incentrato sui problemi che un arbitro incontra ogni domenica. “In Italia l’Aia conta 35mila associati, 19 comitati regionali e 212 sezioni. Le gare dirette dagli arbitri dell’associazione sono più di 800mila ogni anno. L’Aia è al servizio della Federazione Italiana Giuoco Calcio ed esce da uno dei momenti peggiori della propria storia, che ormai sfiora i 100 anni. Un momento difficile causato da pochi e pagato da tutti.” Poi Nicchi scende nello specifico: “L’obiettivo principale della mia presidenza è quello di farci conoscere, ma soprattutto conoscerci al nostro interno, con i pregi ed i difetti che ognuno ha. Bisogna lanciare un messaggio importante, la cultura in campo spesso non c’è, la Rai sotto questo punto di vista ha dato una svolta culturale, togliendo la moviola dalle rubriche e dagli approfondimenti domenicali. Questo magnifico strumento della moviola, andrebbe utilizzato, per usi didattici e non per condannare un ragazzo che in campo deve prendere una decisione in un secondo, perchè spesso i replay non riescono a dare una risposta chiara neanche dopo minuti di analisi. Questa esasperazione – chiosa il presidente – non sfocia solo sui 20 direttori di gara della Can A, ma viene sfogata sulle migliaia di arbitri che ogni domenica vanno a dirigere un incontro in periferia, 600 aggressioni in un anno sono troppe. L’Aia da questo punto di vista ricopre anche un ruolo sociale, tanti ragazzi non perdono tempo in giro, ma fanno qualcosa di socialmente utile e divertente!”.

Dopo questa introduzione è iniziato il momento vero e proprio dell’intervista effettuata da Gianfranco Bellè; tra le varie questioni quelle che maggiormente hanno stuzzicato la curiosità del pubblico: la moviola in campo, il vero significato dell’arbitraggio e la libertà di parola agli arbitri. Nicchi ha risposto a tutti i quesiti affermando che: “Il calcio è bello perchè giocato da uomini, la punta sbaglia un rigore, il portiere sbaglia un’uscita e l’arbitro può prendere una decisione errata, ma spesso quando sbaglia l’arbitro tutti urlano allo scandalo, cultura errata! La moviola utilizzata solo per far polemica è uno degli strumenti peggiori che si possano applicare al gioco più bello del mondo, perchè chi va allo stadio vede una partita, poi torna a casa e con gli “spezzettamenti” vari del gioco ne vede un’altra, tutta diversa.” Poi ha continuato spiegando cos’è per lui l’arbitraggio: “L’arbitraggio è tutto, può capirlo solo chi è stato arbitro, è la cultura del rispetto, della moderazione e dell’imparzialità – poi narra una vicenda piuttosto drammatica che lo ha scosso ultimamente – Gino Menicucci (ex arbitro di serie A, ndr.) non è più arbitro da qualche tempo e, purtroppo, è in fin di vita; qualche giorno fa mi ha chiamato per chiedermi, la tessera dell’Aia, per morire da arbitro. Un esempio diretto e tragico da un certo punto di vista, ma che riassume ciò che è l’arbitraggio!”. Infine ha concluso parlando della libertà di parola che hanno gli arbitri: “Gli arbitri possono concedersi a qualsiasi intervista, purchè venga autorizzata dall’Aia, questa è libertà, se si intende un commento a caldo al 90′ invece no! Perchè dopo una partita tesa e dopo 90 minuti di tensione, un arbitro non è lucido per poter esprimere opinioni che comunque avranno una risonanza nazionale e che servirebbero solo a gettare benzina sul fuoco.”

Fausto Avanzini (presidente della sezione Aia parmigiana) ha infine tirato le fila del discorso, concludendo la serata ringraziando i presenti e citando Riccardo Patrese: “Siamo tutti capaci di guidare, ad un certo punto si arriva ad un passaggio pedonale, un automobilista si ferma e guarda il pedone che attraversa, se costui ci sorride, al successivo passaggio pedonale ci si fermerà più volentieri! L’arbitro, come il pedone è l’unico che va in campo sempre tranquillo e che con un sorriso fa rispettare il regolamento.”

di Marco De Palo
italnews.info


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